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Expo 2015: un’opera di Fabri alla rassegna nazionale “L’arte Italiana dalla terra alla tavola”

Un’opera di Otello Fabri è stata esposta alla mostra nazionale in occasione di Expo 2015 “L’arte italiana dalla terra alla tavola – rassegna di dipinti e sculture dal ‘900 ad oggi” (Casa Museo Sartori – Castal d’Ario, Mantova) 19 aprile – 31 maggio 2015

In occasione di Expo 2015, la Casa Museo Sartori presenta la grande rassegna “L’arte italiana dalla terra alla tavola – Dipinti e sculture dal ‘900 ad oggi”. Inaugurazione domenica 19 aprile presso la sede espositiva della Casa Museo Sartori a Castel d’Ario (Mantova). La mostra gode dei patrocini di Padiglione Italia Expo Milano 2015 (http://www.padiglioneitaliaexpo2015.com/it/iniziative/patrocini), Regione Lombardia, Provincia di Mantova, Comune di Castel D’Ario, Comune di Mantova e Associazione Pro Loco Castel D’Ario.

In mostra anche l’opera di Otello Fabri: “Natura morta”, 1968 c.a., olio su tela su compensato.

Di seguito il testo su Otello Fabri in catalogo:

Otello Fabri
La pratica squisitamente post moderna della citazione e contaminazione dei generi, dei linguaggi e in certa misura degli stili, intesi quali elementi costitutivi del lessico e della sintassi figurativi, come a significare che l’arte nasce dall’arte, sorta di filogenesi della pittura, è la peculiarità che attraversa pressoché intero il lungo percorso creativo di Otello Fabri (Terni, 1919-2001) e lo distingue rispetto al più ampio contesto umbro del secondo Novecento. Merita, difatti, un ambito di interesse e di influenza più esteso un pittore come Fabri poiché il radicamento nella sua terra e segnatamente nella sua città, della quale ha partecipato i caratteri e le vicende sociali e culturali, è stato certamente forte e avvertito, ma il suo osservatorio artistico spaziava ben oltre il perimetro municipale: a Roma, a Venezia e a Nizza, sempre producenti sul processo formativo e sullo sviluppo della sua pittura.

I referenti artistici e culturali di Fabri travalicano i pur gratificanti confini natii; egli appartiene a una circolazione di sensibilità e di linguaggi le cui matrici sono da ricercarsi negli altri luoghi, direi proprio elettivi, della cartografia artistica del Novecento da lui frequentata. Si va dalle suggestioni della scuola romana, ramo Scipione/Mafai, alla pittura veneziana segnatamente settecentesca; dalla diramata situazione francese post impressionista, alle modulazioni del Liberty in accezione soprattutto floreale. Per Fabri Nizza, la Costa Azzurra, il Midì e in proiezione Parigi – vera e propria geografia mitografica dell’arte dischiusa alle sperimentazioni delle avanguardie storiche – significano l’immersione retrospettiva alle fonti dell’Impressionismo e sue derivazioni, non mancando di rivisitarle con assunzioni e anche esplicite citazioni, per esempio da Cézanne, da Gauguin, da Matisse.

Da quel che si evince scorrendo l’opera pittorica e quella incisoria, che procedono parallele nella ricerca di Fabri, appare chiaro che l’artista serbasse nella memoria e nell’animo più grata l’immagine e i costumi della città di un tempo, quando ancora erano evidenti, sin nelle consuetudini e nei modi della sua gente, gli antichi legami con la campagna. Del paesaggio naturale e antropico fa una realtà di visione sovente abitata da fanciulle e farfalle, peculiare di Otello Fabri. Tende a far confluire o incrociare e comporre nell’unità della visione molteplici componenti di quello che potremmo chiamare il repertorio della lingua e degli stili – iconici e aniconici, di figura e di dècor – diramatisi dalla rivoluzione impressionista. Fabri possedeva una visione complessiva e inclusiva della scena pittorica, intesa propriamente come rivelazione del visibile, non priva di una certa spettacolarità, una pittura i cui tratti distintivi sono senza dubbio il colore, la finezza degli impasti, le sapienti velature, la modulazione luminosa della materia, ma anche il colore giocato con una certa purezza e sonorità dei timbri maggiormente luminosi.

L’opera di Fabri sembra una serra tropicale trasudante colore, al punto che usava riprendere a mano con il paramento del colore perfino qualche esemplare delle sue incisioni; non si trattava di interventi marginali bensì di vere e proprie assimilazioni pittoriche della già compiuta tessitura dei segni. Anche in veste di incisore Fabri ha operato in stretta correlazione con gli altri aspetti della sua poliedrica figura di artista: le tecniche affini (il disegno, il pastello e la litografia), la sovrana pittura a olio e quella variante e ancella gentile e smaterializzata della pittura d’impasto che è l’acquarello.

Ambiti questi che l’artista ha praticati nel rispetto delle relative specifiche proprietà linguistiche. Il suo inconfondibile segno, la sua linea fluente, il suo colore comunicano un senso incontenibile di espansività pittorica. Scopo primario della pittura, e implicitamente dell’incisione, è stato per Fabri soprattutto la seduzione e la promessa rivelatrice dello sguardo, la modulazione della forma, la luminosità del colore, la levità della materia, costanti formali della pittura di Fabri la cui opera, anche incisoria, si colloca tra le più considerevoli del secondo Novecento italiano. Nel segno della grazia.
Nicola Micieli

Dalla fine degli anni cinquanta ha tenuto numerose mostre in Italia e all’estero, ottenendo premi e riconoscimenti.
Sue opere sono in varie collezioni pubbliche e private, tra le quali: Museo d’Arte Moderna e Contemporanea “A. de Felice”, Terni; Sede Municipale di Palazzo Spada, Terni; Sede della Provincia di Terni; Museo della Castellina, Norcia; Museo Civico Villa Colloredo Mels, Recanati; Archivio di Stato di Terni; Cenacolo San Marco sede dell’ISTESS – Istituto di Studi Teologici e Storico Sociali, Terni; Museo Civico delle Cappuccine, Bagnacavallo; Centro Internazionale della Grafica, Venezia; Fondazione Cassa di Risparmio di Terni e Narni, Palazzo Montani Leoni, Terni; Museo della Grafica, Palazzo Lanfranchi, Pisa; Pinacoteca Comunale Carmelo Floris, Olzai; Museo Civico Giovanni Fattori, Livorno; Fondazione “Il Bisonte”, Firenze; Raccolta delle Stampe Adalberto Sartori, Mantova; Accademia delle Arti del Disegno, Firenze.

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