Il pittore

Il suo lungo itinerario artistico, che si svolge nel segno della ricchezza e della coerenza estetica, formale e tematica, affonda le radici nelle prime esperienze che compie da giovanissimo, quando collabora con il padre alla realizzazione di stucchi per mondanature architettoniche, prima a Terni, poi, negli anni precedenti la guerra, a Roma, in una bottega di formatori e stuccatori, forte di un “mestiere” che aveva i suoi presupposti nel cosiddetto “disegno ornato”.

Il disegno, nelle diverse sue declinazioni, è stato la base del suo lavoro pittorico andato di pari passo con l’opera incisoria. I suoi primi oli, acquarelli e pastelli anni Cinquanta rappresentano soprattutto paesaggi della sua Umbria. Il colore, dapprima giocato sulle basse e calde tonalità tra rosaiane e Scuola Romana, allo scorcio degli anni Sessanta acquista quella specifica chiarezza e luminosità solare che caratterizzerà nei decenni a seguire la sua pittura: verdi luminosi, gialli cromo, azzurri tenui, viola intensi.

Compaiono i volti, le figure, i nudi destinari a comporre un vero e proprio “universo feminino”, motivo conduttore del suo lavoro e fonte inesauribile di ispirazione. Non a caso, negli anni Sessanta Fabri dà corpo al cosiddetto “periodo beat”, proponendo le “figlie dei fiori” in una lunga sequenza estetica che appare oggi anche il segno significativo del fervore e, a un tempo, della inquieta vicenda di una generazione.

Intorno alla metà degli anni Settanta, Fabri subisce il fascino di Venezia e di Nizza. Lo impressionano i colori smaltati, gli ori, la luminosità della città lagunare, ma anche la splendida tradizione pittorica locale, segnatamente settecentesca; gli riempie gli occhi l’azzurro mare della Costa Azzurra e il “paesaggio” di retroterra, il Midì così carico di memorie pittoriche, e non manca di attingere materia linguistica alle fonti della cultura figurativa francese, dai Simbolisti ai Fauves ai Nabis, da Bonnard a Matisse.

Sugli scorci di Venezia colloca in primo piano le sue figure di fanciulle dolcissime e dai volti delicatamente profilati, spesso circondate da fiori, libellule e farfalle, quasi in un sogno. E’ un periodo nel quale l’artista unisce, una forte soluzione estetica, il segno sempre limpido e lineare con un colore caldo, acceso, luminoso, espresso anche nei suoi intensi pastelli e negli acquarelli, oltre che nella cospicua opera incisoria.

Nel seguito degli anni, sino alla scomparsa avvenuta nel 2001, Otello Fabri sviluppa in organiche e fantasiose variazioni il suo mondo ormai chiaramente affermato. Produce così una vasta serie di oli, acquarelli, ma anche incisioni, nella quale il suo inconfondibile segno, la sua linea fluente, il suo colore comunicano un senso incontenibile di espansività pittorica, una visione serena nella quale il velo che par immalinconire i volti delle fanciulle, diviene una assorta e intima riflessione.
Nicola Micieli